Termovalvole in condominio: che succede a chi non è in regola

Lo scorso 30 giugno è scaduto anche l’ultimo termine per mettersi in regola con l’installazione obbligatoria delle valvole e contabilizzatori per edifici col riscaldamento centralizzato. Un obbligo, regolamentato dall’articolo 9 del Dlgs 141/2016, precedentemente fissato al 31 dicembre 2016, prorogato al 30 giugno scorso, per effetto del decreto Milleproroghe. Non ci sono dati certi sugli adeguamenti alla norma, tuttavia, secondo le associazioni di categoria tra il 20 e il 30% di condomini non hanno risistemato l’impianto. L’obbligo deriva dalla direttiva comunitaria 2012/27/CE che aveva richiesto anche la predisposizione di sanzioni efficaci in caso di violazioni. In Italia la direttiva è stata recepita dai decreti 102/2014 e 141/2016. Valvole e apparecchi per conteggiare i consumi servono a permettere a tutti gli abitanti di un palazzo di autogestire la richiesta di calore (e quindi il consumo) sulla base delle effettive necessità. Con l’obiettivo risparmio riguardante gli utenti e, contemporaneamente, la salvaguardia dell’ambiente.
Per l’adozione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore, l’assemblea dovrà deliberare a maggioranza semplice (un terzo dei condomini che rappresentino almeno un terzo del valore dell’edificio). È prevista la maggioranza dei presenti rappresentati almeno i 500 millesimi, laddove si applichi la ripartizione prevista dal decreto 141/2016 in deroga alla norma Uni 10200.
Due le condizioni per l’esonero dall’obbligo d’installazione di sistemi di contabilizzazione del calore senza incorrere in sanzioni: impossibilità tecnica e inefficienza in termini economici. L’installazione dei contabilizzatori di calore risulta, quindi, derogabile se sono verificate le condizioni esimenti, accertate e dichiarate in una relazione tecnica predisposta dal progettista-tecnico abilitato.
La responsabilità in caso di violazioni ricade sui singoli cittadini. I proprietari di un appartamento in edificio condominiale, la cui assemblea non abbia deliberato e fatto eseguire per tempo i lavori, rischiano un’ammenda da 500 a 2.500 euro rispetto ad ogni unità immobiliare.
Toccherà alla Regione predisporre ispezioni a campione che, plausibilmente, arriveranno dopo la pausa estiva. Secondo il Sole 24 Ore il vero rischio però è che, all’arrivo della stagione invernale, le ditte di manutenzione potrebbero chiedere la risoluzione dei contratti con i condomini che non sono in regola, rifiutando il ruolo di terzo responsabile (cioè di colui che, per conto della collettività dei condomini, risponde dell’impianto stesso davanti alla legge). Esistono anche casi di tentativi di eludere la normativa grazie alla possibilità di dotarsi di una relazione tecnica che attesti l’impossibilità o la non convenienza nel proprio palazzo. Una scelta che però potrebbe essere contestata: la possibilità, contemplata dalla legge, di sottrarsi all’obbligo riguarda casi specifici che devono essere accertati con serietà da un professionista, sul quale poi ricade dunque la responsabilità dei riscontri certificati.