Quando l’amministratore deve rivolgersi ad un avvocato per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo?

Prendiamo spunto dal suggerimento di un nostro lettore per un articolo riguardante il sempre attuale tema del decreto ingiuntivo condominiale; sempre attuale anche e soprattutto in questo periodo di crisi.
Il lettore pone questi interrogativi:
Cosa deve fare l’amministratore affinché il moroso condomino venga messo nelle condizioni di pagare il dovuto? In che modo l’amministratore deve operare nel caso di necessità di chiedere un decreto ingiuntivo? Che cosa può fare lui personalmente e quando deve rivolgersi ad un avvocato per fare questa operazione?
E’ bene, prima di rispondere, svolgere una breve introduzione.
“Al Condominio – onde gli sia consentito in concreto di conseguire la sua istituzionale finalità di conservazione e gestione della cosa comune nell’interesse della collettività dei partecipanti, mediante la manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle parti comuni dell’edificio e l’esercizio dei servizi comuni – è necessario poter fare fronte con regolarità alle relative spese e che all’uopo risulta imprescindibile la puntuale riscossione dei contributi dovuti dai condomini secondo il piano di riparto approvato dall’assemblea (o, comunque, materialmente elaborato in conformità alle tabelle millesimali vigenti: cfr. Cass. 26.10.96 n. 9366), il legislatore ha predisposto un sistema di strumenti adeguatamente coordinati, com’è all’evidenza desumibile da una lettura sistematica della disciplina elaborata al riguardo con la pertinente normativa civilistica e segnatamente con l’art. 1130 c.c. e art. 63 disp. att. c.c., comma 1, anche in relazione agli artt. 633 e 634 c.p.c.

La riforma del condominio è legge

Riforma del condominio

La legge 11 dicembre 2012, n. 220, “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 17/12/2012. Le nuove norme entrano in vigore il 18 giugno 2013.

Accesso agli atti. Sancito il diritto dei singoli condòmini di accedere ai documenti del condominio e ottenerne copia.

Amministratore. Nomina obbligatoria quando i condòmini sono più di otto. Possesso di polizza di R.C. professionale su richiesta dell’assemblea. Passaggio di consegne senza ulteriore compenso. Rinnovo tacito dell’incarico annuale, salvo delibera di revoca. Specifica analitica delle competenze all’atto della nomina o rinnovo, pena la nullità dell’incarico. Nomina di amministratore anche per i casi di edilizia popolare ed economica e residenziale pubblica. Obbligo per l’amministratore di adempiere agli obblighi fiscali del condominio. Redazione del rendiconto entro 180 giorni. Possesso di requisiti morali pena la revoca: assenza di precedenti reati contro il patrimonio, non deve essere stato sottoposto a misure di prevenzione e non deve risultare protestato. Possesso di requisiti professionali: diploma di scuola media di secondo grado e corso di formazione e aggiornamento professionale.

Animali. I regolamenti di condominio non possono vietare la detenzione degli animali domestici. Al riguardo va comunque precisato che la Commissione Giustizia, con apposito ordine del giorno, ha rilevato come il divieto in parola non riguarda i regolamenti cosiddetti contrattuali che sono approvati da tutti i condomini con l’adesione al regolamento formulato dal costruttore prima della costituzione del condominio, ovvero con una deliberazione assembleare unanime, perché la disposizione è collocata all’interno dell’articolo che disciplina il regolamento condominiale. Tale formula di compromesso è di fondamentale importanza perché consente da un lato di rispettare la sensibilità degli amanti degli animali, e dall’altro, in coerenza con i principi di autonomia contrattuale (articolo 1322 del codice civile), consente ai condomini di deliberare all’unanimità limitazioni ai diritti dominicali loro spettanti avuto riguardo allo stato dei luoghi. Per quanto riguarda l’efficacia nei confronti dei terzi, occorre ricordare che il carattere reale delle limitazioni convenzionali della